La displasia congenita dell’anca

La displasia congenita dell’anca, più propriamente definita displasia evolutiva, è una deformità fra le più frequentemente riscontrate nei neonati, maggiormente di sesso femminile. Conosciuta fin dall’antichità, già Ippocrate nel 400 a.C. la descrisse ipotizzando che fosse dovuta a traumi sull’addome materno ricevuti durante la gravidanza.

In realtà si tratta di un’anomalia di sviluppo, responsabile dell’alterazione della forma e dei rapporti tra gli elementi dell’articolazione dell’anca, acetabolo e femore, ma ancora oggi non è stata perfettamente caratterizzata.
L’alterazione morfologica è di solito presente alla nascita, ma spesso tende a manifestarsi clinicamente solo nelle fasi successive dello sviluppo.

L’acetabolo, normalmente di forma emisferica, si presenta in questo caso ovalizzato e appiattito e non congruente con la testa femorale rotonda in esso contenuta: si determina di conseguenza una situazione di instabilità.

Quando il bambino acquista la posizione eretta, la testa femorale tende a fuoriuscire parzialmente (sublussazione) o completamente (lussazione), così le strutture capsulo-legamentose articolari si deformano e si allungano, impedendo il riposizionamento della testa entro l’acetabolo. Col passare del tempo, si sovrappongono alterazioni degenerative secondarie che determinano un’artrosi dell’anca molto dolorosa ed estremamente invalidante, che necessita di interventi di protesizzazione precoce.

La diagnosi precoce
Lo screening ecografico, che oggigiorno si esegue su tutti i neonati, permette di formulare una diagnosi precoce, entro i tre mesi di vita, allo stadio della sola instabilità dell’anca. Il conseguente trattamento precoce evita l’instaurarsi delle deformità secondarie, permettendo una maturazione normale dell’anca neonatale, prima che il bambino inizi a camminare.
L’esame ecografico è uno strumento di diagnosi, non aggressivo, privo dei rischi connessi con l’esame radiografico, eseguibile già dopo la nascita. Permette di individuare la presenza di una displasia lieve in assenza di segni clinici.

Quali sono le anche da trattare?
Tutte, anche quelle con lieve ritardo di maturazione. Infatti il 50 % delle coxartrosi dell’adulto che richiedono un intervento di sostituzione protesica sono secondarie ad una displasia non perfettamente guarita.
Se la diagnosi è precoce, deve esserlo anche la terapia. Se trattati prontamente entro il primo mese di vita, la maggior parte dei bambini guarisce completamente, si riducono le complicanze e le cure sono più semplici e più brevi. Il trattamento della displasia dell’anca viene effettuato con l’uso di divaricatori che aiutano a posizionare e mantenere correttamente la testa del femore nel suo acetabolo, al fine di consentirne il normale sviluppo.